7 Cause che Fanno Fallire un Piano di Social Media Marketing

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Uno studio del 2013 di Social Media Examiner ha rilevato che l’86% dei marketer ritiene i social media importanti per la promozione delle loro imprese. I professionisti intervistati hanno quasi tutti avviato iniziative di social media marketing per connettersi con clienti, potenziali clienti e influencer attraverso Facebook, Twitter, YouTube, Google Plus e LinkedIn.

Ma se queste iniziative sono così importanti, perché molte di loro non riescono a portare valore alle aziende? Perché non si riesce a creare un miglioramento misurabile per determinati indici importanti per il business aziendale? 

Ecco 7 cause che potrebbero causare una débacle:

NON VENGONO DEFINITI OBIETTIVI E METRICHE

Questo è a mio parere uno dei principali problemi. Un buon piano di marketing (di qualsiasi tipo) deve prevedere alla sua base la puntuale definizione di tempistiche e metriche che si andranno a misurare per verificare se l’attività ha rispettato o meno gli obiettivi.

Il numero di follower su Twitter o di “mi piace” su Facebook NON sono obiettivi di marketing, soprattutto quando portano il tipo sbagliato di contatti. Un mio cliente, ad esempio, ha avuto un forte ed inaspettato incremento di fan su Facebook. Peccato che provenissero quasi tutti dal Bangladesh, mentre il suo mercato di vendita è quasi esclusivamente italiano!

L’obiettivo dei progetti di social media marketing dovrebbe essere basato sullo sviluppo di un rapporto fiduciario con persone che possono influenzare il tuo business, sia in termini di passaparola che di advocacy.

 

MANCA L’INTERESSE DEI DIRIGENTI

 

Un’azione di marketing sul web dovrebbe allinearsi con gli obiettivi complessivi di business dell’azienda. Ed è importante che la dirigenza creda fermamente nel progetto, e gli dia il giusto peso in termini di budget e risorse a disposizione (merce più unica che rara, purtroppo!).

Il problema sta nel fatto che la maggior parte dei dirigenti non comprende le potenzialità degli strumenti in questione, o non ha tempo né voglia per comprenderli. E’ comprensibile, ma non può essere una facile scusa per bollare come fallimentare un progetto che magari non ha ottenuto l’appoggio necessario. Occorre prima di tutto fare cultura.

 

SI CONCEPISCE IL MARKETING COME “SILO” ISOLATO

 

Il marketing non va fatto solo dai professionisti del settore.

O meglio: qualsiasi attività di marketing (sia online che offline) andrebbe coordinata con l’area commerciale e magari anche con i responsabili di produzione. Chi si occupa di comunicare i prodotti dell’azienda, deve avere ben chiari i punti di differenziazione sui quali puntare nella creazione delle campagne, e metterci anche un minimo di creatività (i messaggi standardizzati uno-a-molti sono, o dovrebbero essere, cosa morta e sepolta…).

Per riassumere: il responsabile della comunicazione o è un anche un esperto del prodotto o deve avere un rapporto privilegiato con le community di clienti che vuole raggiungere. Meglio se possedesse entrambe queste caratteristiche, ma non si può aver tutto dalla vita 🙂

 

USARE I SOCIAL MEDIA COME COMUNICAZIONE “PUSH”

 

I social media non sono un “altro” modo per comunicare nella vecchia maniera.

Un’azienda non può più permettersi di comunicare solo finché ne ha il tempo e la voglia, per poi smettere da un giorno all’altro.

La comunicazione oggi rappresenta un impegno verso il tuo pubblico di riferimento. I tuoi potenziali clienti non sono più un “target”, un “segmento” o una nicchia di mercato: sono prima di tutto delle persone che devono soddisfare un bisogno e al quale bisogna parlare da pari a pari. Il loro feedback è importantissimo.

Ascoltare il mercato per reagire anticipatamente ai suoi bisogni, comunicare con una singola voce, gestire un customer care proattivo: sono tutte cose per le quali i social media possono dare una grossa mano, se gestiti a dovere da persone competenti.

 

PROMUOVERE UN PRODOTTO SENZA SOSTA

 

Questo punto può sembrare controintuitivo.

Ma io voglio promuovere prima di tutto i miei prodotti, cos’altro dovrei fare?!”. E’ una domanda legittima alla quale spesso ho cercato di rispondere. Il problema è che non venderai mai, se prima non dai un motivo valido alla gente per comprare.

C’è sicuramente una via “facile”: puoi dare un coupon o uno sconto in cambio di un “like” in più su Facebook o di un retweet, ma cosa ti differenzia dal concorrente che a breve farà lo stesso? Vuoi innescare una corsa al ribasso? Qual è il vero valore che il tuo prodotto dovrebbe comunicare?

Troppi annunci promozionali urlati al megafono infastidiscono la gente, che è già tartassata ogni giorno da mille messaggi. Se va bene ti ignoreranno, se va male parleranno male di te agli amici.

Una campagna di social media marketing dovrebbe invece mettere in evidenza il bisogno al quale il tuo prodotto può dare una soluzione, o una cosa che può fare veramente meglio del prodotto concorrente.

 

NON AVERE NULLA DA DIRE

 

E’ il rovescio della medaglia del punto precedente.

E’ sbagliato promuovere in modo incessante ed insistente un prodotto, ma è anche sbagliato pubblicare foto di gattini solo per ottenere un like o una condivisione in più!

Piuttosto che improvvisare un nuovo articolo o un nuovo aggiornamento della tua pagina Facebook solo perché “bisogna continuare ad esserci”, fermati un secondo e ragiona su come impostare per bene un calendario editoriale.

 

IMPLEMENTARE UNA SINGOLA STRATEGIA INDISTINTA

 

Se promuovi più prodotti differenziati (per tipologia di clientela, mercato geografico, ecc.) non puoi pensare di creare una strategia che vada bene un po’ per tutto.

Una strategia social dovrebbe essere creata su misura per massimizzare il coinvolgimento delle persone alla quale è indirizzata, dovrebbe contenere un messaggio che crei interesse e passaparola positivo.

La cosa non è sicuramente facile, e si scontra con la cronica mancanza di tempo e risorse delle PMI italiane. Ma, piuttosto di fare tanto e male, è meglio partire piano e con risorse adeguate.

Per crescere c’è sempre tempo, ma se si parte male molto probabilmente non ci sarà un “dopo” del quale preoccuparsi.

 

Tu cosa ne pensi? Hai altri punti da aggiungere? Lascia il tuo parere con un commento qui sotto.

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